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Mobilio Cinese

Anthaus: un viaggio lungo una vita, un lavoro che diventa passione

Mobilio cinese, due parole che aprono lo sguardo su un mondo sconfinato, fatto di materiali preziosi, antiche tradizioni artigianali, straordinarie capacità artistiche e molto altro. Ma la Cina è un grande paese e trovare mobili che coniugano bellezza, valore antiquario e design, richiede una ricerca scrupolosa e mirata. È per questo che da oltre trent'anni viaggiamo tra Europa e Asia cercando e selezionando personalmente i pezzi più belli, capaci di raccontare storia e tradizione.

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Il Design

Purezza delle linee, colori brillanti, raffinati dipinti per mobili dal fascino e dall'eleganza senza tempo.

Peculiarità del mobilio cinese è sicuramente il design. Lo studio delle forme e l'amore per i dettagli hanno creato pezzi dall'intrinseca modernità. Oggi, infatti, un mobile cinese si sposa perfettamente anche a case arredate in stile moderno conferendo agli spazi un'eleganza che trascende i limiti del tempo.

È con le ultime dinastie dell'impero che i mobili e l'arredamento hanno acquisito sempre più importanza. Il massimo splendore lo si è raggiunto alla fine dell'epoca Ming (1368- 1644) e si protrae per tutta l'epoca Qing (1644-1911).
Per comprendere meglio l'evoluzione del design del mobilio bisogna innanzi tutto guardare all'evoluzione socio-economica della Cina. Durante l'inizio e la metà della dinastia Ming, governava l'austerità ed è solo in un secondo momento, con l'economia in sostanziale crescita e con una politica di riduzione delle imposte, che il lusso e la novità diventano moda. In un tale sfondo sociale, le persone, erano libere di indossare magnifici abiti, costruire grandi case e di conseguenza mobili di lusso.

Mobili e cultura

Il passaggio dall'artigianato ad un concetto tutto nuovo, che oggi definiamo design, lo si ha con l'entrata in scena degli studiosi che hanno significativamente influenzato lo sviluppo del mobilio. Anticamente la tradizione voleva che i pensatori perseguissero solo obiettivi spirituali per non confondersi con gli artigiani, tuttavia durante l'ultimo periodo Ming gli studiosi si differenziano dai loro predecessori sviluppando interesse nel disegnare anche i mobili. Il loro intervento trasforma radicalmente la visione del mobile, dell'estetica delle forme e del significato intrinseco dei simboli dipinti. Una nuova visione che viene assimilata anche dagli artigiani che imparano a sviluppare un elegante gusto naturale.

È proprio con il mobilio cinese che si abbatte il confine tra arte e artigianato e si definisce il canone del “meno è meglio”: un mobile è da apprezzare nella sua essenza e la struttura diventa il mezzo per esaltarne la bellezza naturale. Questo orizzonte culturale mostra come il design semplice non abbia nulla a che fare con la convenienza; legni pregiati come la rosa, il sandalo rosso, la profumata canfora, la catalpa, l'olmo e il palissandro sono essi stessi un valore essenziale. Sui mobili spesso venivano incisi quadri di famosi calligrafi e pittori per aumentarne il valore artistico ed estetico. Il tutto senza mai sacrificare la comodità e la protezione delle linee delle curve del corpo.

La necessità di seguire i canoni estetici e le esigenze degli studiosi dà il via alla produzione di tavolini, vasi, bruciatori per incenso, armadi per i libri e oggetti d'antiquariato in varie dimensioni e stili. Il mobile non ha solo una funzione pratica, ad esempio un letto è fatto non solo per dormire, ma dovrebbe essere leggero abbastanza per essere spostato, avere uno schienale comodo così da poter leggere o godere di uno splendido scenario tra alberi e fiori.

In epoca Ming nasce quindi un vero e proprio rapporto tra mobile e individuo, ne è esempio il maestro di calligrafia Zhou Tianqiu, così legato alla sua sedia di sandalo rosso da scrivere sulla spalliera: “seduto su questa sedia, sento che un giorno vale per due, se io vivo per 70 anni, sarebbe come viverne 140”.

Le basi gettate in epoca Ming crescono e si sviluppano con l'epoca Qing (1644-1911). Durante il regno degli imperatori Kangxi, Yong Zheng, e Qian Long i canoni estetici del mobilio si riconfermano e si uniscono a nuove idee di design anche grazie ad un'apertura all'arte occidentale. Ne è esempio l'incisione che diventa sempre più importante e il più diffuso mezzo di decorazione per i mobili. I temi spaziano dai motivi geometrici alle scene di natura con animali, i fiori, le montagne e le acque. Per la colorazione venivano usate lacche naturali e per la pittura si introduce l'oro.

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Le essenze del legno

Per selezionare i pezzi migliori è necessario conoscere e distinguere le numerose tipologie di legno con i quali vengono costruiti. La prima differenza da tracciare è quella tra legno duro, chiamato Yingmu, e legno morbido chiamato Zamu, basata sulle caratteristiche della fibra e della venatura. Sono questi i parametri principali che in Cina determinano la bellezza e la qualità, e che Anthaus ha imparato a riconoscere nel corso degli anni. È interessante notare che questa definizione non obbedisce agli standard occidentali che considerano legni duri molte essenze che per i cinesi sono morbide. All'interno di questi due macro gruppi si possono trovare legni più o meno pregiati, ma i bravi artigiani riescono sempre a compensare un legno di qualità inferiore con lacche, dipinti e fregi che spesso danno al mobile un valore egualmente inestimabile.

Huanghuali

Il nome botanico è Dalbergia odorifera. Cresce in foreste umide e protette dal sole sull'isola di Hainan. Oltre alla sua densità è famoso per il bellissimo colore rosso scuro e per la particolarità delle venature definite “ghost face”, letteralmente faccia di fantasma. Della famiglia del palissandro, è uno dei legni orientali più pregiati ed è molto apprezzato ancora oggi dall'elite cinese.

Jumu - Olmo del Sud

E' un legno eccellente e lo si può considerare il più duro tra i legni morbidi poiché la sua densità lo colloca al confine tra le due categorie. Il colore è piuttosto chiaro ma le piante più vecchie acquisiscono una tonalità rossastra e la venatura richiama l'immagine delle montagne. Ha avuto un ruolo importante durante le dinastie Ming e Qing.

Yumu - Olmo del Nord

È il legno più usato nella fabbricazione di mobili nella zona settentrionale della Cina dove se ne conoscono più di venti varietà. Viene distinto da quello del Sud, più pregiato ed apprezzato dai Cinesi. È di colore giallo-marrone ed ha una densità media.

Zhangmu – Canfora

La canfora è una grande pianta sempre verde della famiglia dei lauri e cresce in abbondanza in tutto il Sud della Cina. Da sempre questo legno viene utilizzato per costruire soprattutto armadi e bauli proprio per la resistenza a molte varietà di insetti. La fragranza è molto intensa e non diminuisce nel tempo. Il legno di canfora è di media densità e la venatura si organizza in lunghe striature che variano di intensità nel tono del colore.

Cipresso

Il cipresso è un legno denso, mediamente duro e se ben stagionato è molto stabile e resistente. Ha una tonalità giallo-arancio che può presentare leggere striature tendenti al rosso. La superficie ha una patina naturale che al tatto si percepisce quasi come fosse cerata.

Faggio

Il legno di faggio è uno dei legni più resistenti, pesanti e robusti. Il faggio trasmette tolleranza, potenza creativa, ordine, chiarezza, e visione d'insieme. Il legno di faggio, per queste sue virtù, è l'ideale per arredare luoghi in cui si svolgono attività lavorative.

Noce

Il noce viene coltivato nelle regioni del Nord e del Nord-Ovest della Cina, usato per la realizzazione di mobili a partire dal periodo Qing, soprattutto nelle regioni dello Shanxi. Il tono del colore è molto caldo e varia dal castano dorato al castano mogano. È un legno di media densità e stagiona molto lentamente.

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Le Lacche

La lacca conferisce ai mobili un fascino irresistibile e una lucentezza al tempo stesso calda e brillante. Inizialmente usata per ricoprire i legni più morbidi, nel corso dei secoli l'applicazione della lacca si è perfezionata a tal punto da divenire, insieme alle porcellane e alla seta, uno dei maggiori apporti della Cina all'arte universale. Il risultato sono pezzi sorprendentemente leggeri, e tuttavia estremamente resistenti, poco rumorosi quando vengono urtati, resistenti all'acqua, anche se bollente, all'umidità, agli acidi e al calore.

Prodotta con la resina estratta dalla Rhus verniciflua, una pianta che cresce nell'Asia orientale, una volta fermentata viene depurata tramite filtraggi e sottoposta a una lenta ebollizione.

La fase successiva è la colorazione: nero tramite l'aggiunta di nerofumo o di solfato di ferro, rosso con del cinabro (solfuro naturale di mercurio).

La tradizione narra che il momento dell'applicazione prevedeva una lunga serie di operazioni lente, minuziose e complicate, che coinvolgevano, uno dopo l'altro, una decina di artigiani e artisti. Ogni strato di lacca doveva infatti asciugare naturalmente (operazione estremamente lunga e delicata, che richiede circa una settimana) in un ambiente umido e buio, al riparo dalla polvere. Una volta seccata la lacca veniva raschiata con cura per mezzo di una pietra pomice o con carbone di legna, e successivamente il mobile veniva levigato e lisciato a mano. Ogni dieci giorni, quest'operazione doveva essere ripetuta.

Solo alla fine interveniva il laccatore responsabile dell'ultimo strato, talvolta un doratore. Passati altri dieci giorni potevano lavorare il mobile anche gli artisti, il pittore, l'incisore e infine il lucidatore. Tutto il lavoro della laccatura preludeva dunque alla decorazione. Si dipingeva sulla lacca dura, oppure la si scolpiva, tagliava, o si incavava per dipingerla.

L'arte della lacca attraverso le dinastie

Le lacche nel corso della storia cinese diventano quindi una vera e propria forma d'arte. Per questo ogni grande dinastia ha fatto propria questa tecnica apportando migliorie e cambiamenti che creano pezzi di inestimabile valore.
Questa storia lunga secoli, unita alla nostra esperienza, ci ha insegnato a distinguere le lacche naturali dalle imitazioni, e ci permette di individuare mobili dalla patina antica originale.

Dinastia Shang e Zhou

L'arte della lacca risale alla dinastia Shang (1600 - 1100 a.C.), come si può dedurre osservando il vasellame imperiale o le pareti e i pilastri di alcune camere funerarie.
Nel periodo seguente, quello della dinastia Zhou (1150 - 771 d.C.), vengono laccati anche veicoli, finimenti e armi.
Durante il periodo dei Regni Combattenti (476 - 221 a.C.), l'arte della lacca cresce ancora di più sostituendo quella del bronzo.

Dinastia Han

Con la dinastia Han (207 a.C. – 280 d.C.) la produzione delle lacche e la decorazione dipinta testimonia una grande delicatezza e padronanza della tecnica. Oltre al nero e al vermiglio si utilizzano altri colori: verde di cromo, blu, giallo cadmio, bianco e ocra. I centri più rinomati si trovano nel Sichuan, e nei distretti di Shu e di Guanghuan.
Tra il 500 e il 600 d.C. si sviluppò un nuovo procedimento, detto “guri”, che venne poi ripreso dai giapponesi e che consiste nella sovrapposizione di una dozzina di strati alternati di rosso cinabro e di nero, o di altri colori ancora. Questa patina veniva poi intagliata con uno scalpello a lama inclinata; il risultato ottenuto era quello di strisce arcobaleno disposte in linee e forme sinuose o geometriche.

Dinastia Tang

Durante la dinastia Tang (618 - 907) nacquero le lacche rosse scolpite, che in Cina vengono chiamate “tihong”, rosso scolpito e cesellato, su di un'unica anima di legno si praticavano delicati incavi sullo spessore della lacca, in corrispondenza delle zone che contornavano disegni tracciati in precedenza.

Dinastia Song

Molto pregiate e rare sono le lacche della dinastia Song (960 - 1269). Anche se i testi continuano a parlare di lacche rosse scolpite, gli scavi hanno rivelato soltanto pezzi neri senza decorazioni, coppe, ciotole frastagliate e scatole. I laboratori più rinomati dell'epoca erano nello Hebei, nel Jiangsu e nella sua vicina provincia meridionale, il Zhejiang.

Dinastia Yuan

Nel periodo Yuan (1280 - 1368), viaggiatori come il marocchino Ibn Battutah, di passaggio a Canton nel 1345, furono colpiti dall'ottima qualità delle lacche che a quel tempo venivano commerciate principalmente con l'India e la Persia.

Dinastia Ming

Durante la dinastia Ming (1368 - 1644), le lacche assumono un'importanza sempre maggiore e vengono affinate tutte le tecniche. Si producono oggetti dipinti, decorati in foglia d'oro di ispirazione giapponese, e altri ancora con inserti in madreperla, conchiglie, pagliuzze d'oro e d'argento.
Nel XVI secolo e all'inizio del XVII è prediletta una tecnica nata secoli prima: si tratta delle lacche "incise e colorate" realizzate su di uno spesso strato di lacca levigata, sovente color camoscio, rossa o arancione. I disegni (frutta, personaggi, paesaggi, simboli, draghi etc.) sono asportati e poi riempiti di lacche colorate.

Dinastia Qing

Durante la dinastia Qing, molte lacche saranno prodotte per venir esportate in Europa; Pechino si specializzò nelle lacche incise, Canton nelle lacche dipinte.
L'apice si raggiunse con il regno dell'imperatore Kangxi (1662 - 1723) di cui si conoscono stupendi armadi, ornati di paesaggi policromi o di draghi in rilievo.

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